lunedì 9 agosto 2010

Berlusconi, gli Emirati Arabi e il conflitto di interessi

75 milioni dalle casse del primo ministro di Dubai a quelle del premier. Passando per Milan e Finmeccanica

Luigi Grimaldi
E' una sponsorizzazione, questo è certo. Ne beneficia il Milan (che nella prossima stagione scriverà "Fly Emirates" sulla divisa di gioco) ma nessuno si accorge che lo "sponsor" della squadra del nostro presidente del consiglio, il facoltoso sceicco Mohamed Bin Rashid Al Maktoum, è anche vice-presidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti, ed è quindi un interlocutore politico del nostro governo oltre che uno dei principali clienti di Finmeccanica in quanto ad acquisto di armi italiane. Insomma Al Maktoun ha sponsorizzato con una cifra esorbitante, 75 milioni di euro in cinque anni, la squadra del presidente di un governo con cui la casa reale di Dubai tratta un certo tipo di affari delicati. Per capire che non stiamo parlando di sport, ma di conflitto di interessi, serve qualche passo indietro.
10 agosto 2007. L'Abu Dhabi Investment Authority (Mubadala Development), il principale fondo degli Emirati Arabi Uniti, diviene proprietario del 2,04% del capitale di Mediaset, la cassaforte dell'impero Berlusconi e, secondo alcuni analisti economici, punterebbe a rastrellare in breve un altro 3%, arrivando al cinque.
Tra giugno e ottobre 2009. Camera e senato approvano il disegno di legge che ratifica l'accordo di "cooperazione nel settore della sicurezza" firmato sei anni prima dall'allora ministro della difesa del governo Berlusconi Antonio Martino, dal principe ereditario di Dubai e dall'allora ministro della difesa degli E.A.U., sceicco Mohamed Bin Rashid Al Maktoum, che oggi, oltre ad essere il nuovo sponsor del Milan è anche il primo ministro degli emirati Arabi Uniti.
Si arriva allo scorso maggio quando i giornali cominciano a pubblicare notizie secondo cui Silvio Berlusconi "sembra si sia convinto a fare entrare capitali stranieri nel Milan" per accontentare quanti nella sua famiglia non vedono di buon occhio ingenti esborsi destinati al calcio. Capitali, come riporta la Gazzetta dello Sport, degli Emirati Arabi Uniti, attraverso l'Adug (la Abu Dhabi United Group di Mohamed bin Rashid Al Maktoum, emiro del Dubai, primo ministro e vicepresidente degli Emirati Arabi) "per l'acquisizione del 35 percento delle quote" del club rossonero. Il Milan smentisce ma, a gennaio, la squadra va in ritiro a Dubai. Fatto sta che dalle parti del primo ministro Al Maktoun pare apprezzino davvero il made in Italy. Al punto che il Milan magari non se lo comprano, preferendo sponsorizzarlo, mentre fanno letteralmente la spesa nelle basi della nostra Aeronautica militare. Non solo pensando alle guerre prossime venture ma anche alla pattuglia acrobatica. Dopo il Milan le Frecce Tricolori? E' notizia dello scorso 19 luglio: gli MB.339 Aermacchi doteranno, dopo la nostra, una seconda pattuglia acrobatica, quella degli Emirati Arabi Uniti. L'operazione prevede un ruolo anche per l'Aeronautica Militare, che fornirà l'addestramento dei piloti acrobatici emiratini alcuni dei quali sono già arrivati presso la base di Rivolto (Udine), sede delle Frecce Tricolori. Si scopre così che la pattuglia acrobatica degli emirati ha molte ambizioni, ma non ancora gli aerei MB.339 Aermacchi.
Va detto che a somiglianza delle Frecce Tricolori, la pattuglia Al Fursan ("I cavalieri") messa su dallo sponsor del Milan, intende volare con dieci macchine anche se ne ha
solo sei, di cui solo quattro in piena efficienza. Problema risolto all'istante perché l'Italia decide sui due piedi di privarsi di quattro MB.339 già utilizzati dal 61° Stormo di Lecce che vengono prontamente trasportati a Venegono per una revisione generale e trasformazione da parte di Alenia Aermacchi prima di proseguire per Rivolto. Gli interventi sugli altri sei aerei, ordinati in precedenza da Dubai, e oggi in linea di volo con gli EAU, vengono così effettuati da un team Aermacchi direttamente presso l'utilizzatore. Il valore complessivo dell'operazione, che riguarda aerei e servizi in gran parte della Aereonautica militare italiana, dovrebbe aggirarsi sui 160 milioni di euro e invece è una miseria: appena una trentina di milioni di euro, meno di un quinto del valore di mercato, con un risparmio pari al doppio della sponsorizzazione concessa alla squadra calcistica di Berlusconi. Un vero affare per le casse degli Emirati che, essendo una monarchia assoluta, coincidono con quelle private della famiglia reale di cui lo sponsor del Milan è parte di rilievo.
L'annuncio di nascita di questo figlioccio della nostra Pan è stato dato lo scorso 19 luglio da Pier Francesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica, molto chiacchierato in altre vicende legate all'inchiesta romana che ha coinvolto l'ex senatore Nicola Di Girolamo e il consulente di Finmeccanica Lorenzo Cola. L'occasione è la conferenza stampa del colosso industriale militare italiano al salone aeronautico di Farnborough, dove Guarguaglini conferma ben altro. E cioè che è in via di finalizzazione il primo ordine di esportazione verso gli Emirati Arabi Uniti per il caccia leggero l'M-346, diretta conseguenza degli accordi politici tra il governo Berlusconi e il primo ministro Al Maktoum approvato in parlamento lo scorso autunno. Si tratta di 48 pezzi, che saranno consegnati a partire dal 2012. Anche se né Finmeccanica, né il cliente parlano di cifre, gli esperti stimano il valore dell'affare in 2 miliardi di dollari. Il contratto includerà anche il supporto logistico e un sistema completo di addestramento a terra. Il programma prevede che l'assemblaggio finale, sia degli aerei della pattuglia acrobatica che di quelli per usi di difesa sia fatto ad Abu Dhabi. Da chi? Ma dalla Mubadala Development Company, il socio eremitino di Mediaset.

Liberazione 06/08/2010, pag 3

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