mercoledì 20 ottobre 2010

Cina, crescita e sviluppo interno spunta il successore di Jintao

Varato un nuovo piano quinquennale. Xi Jinping vice alla Commissione militare lanciato alla presidenza

Simonetta Cossu
Fine settimana di lavoro a Pechino. Gli oltre 300 membri (204 membri permanenti; 167 alternati) si sono riuniti per il Plenum del partito comunista che ha chiuso i lavori. Tema centrale del dibattito il nuovo piano quinquennale 2011-2015 che vara un nuovo modello di sviluppo basato su una "crescita inclusiva". La disuguaglianza fra ricchi e poveri e "l'odio per i ricchi" sono secondo i delegati del partito i più gravi problemi sociali del paese. Si è anche parlato di riforme politiche. Nelle scorse settimane hanno fatto molto scalpore le proposte del premier Wen Jiabao il quale aveva lanciato l'avvertimento che «senza riforme politiche, rischiamo di perdere tutto». Ha fatto il giro del mondo l'appello di diversi veterani del Partito che chiede libertà di stampa e la fine della censura da parte dell'Ufficio di propaganda del Partito. Ma per ora le resistenze a quello che sarebbe un cambio epocale sono ancora tante.
Niente di nuovo quindi per quanto riguarda questo tema, almeno per ora visto che la bozza finale verrà presentata il prossimo mese e approvata a marzo in occasione della sessione annuale dell'Assemblea nazionale del popolo. Ma alcune decisioni prese fanno già notizia. Il plenum ha nominat il vice-presidente Xi Jinping a vice-presidente della Commissione militare centrale. Un incarico strategico che lo mette in pole position per la presidenza. Nel 2013, scadrà il mandato per il presidente Hu Jintao e il primo ministro Wen Jiabao.
Xi, 57 anni, è dal 2007 membro del Comitato permanente dell'ufficio politico del partito comunista, il cuore del potere in Cina. La sua nomina alla Commissione militare era già attesa l'anno scorso, quando però non fu ratificata. Il futuro ora di Xi Jinping parrebbe assicurato, perchè la nomina di ieri implica che diventerà senza dubbio il segretario generale del partito nel 2012, poi il presidente nel 2013. Salvo imprevisti, naturalmente. Infatti Xi non sarebbe il candidato preferito da Hu; secondo alcuni esperti, avrebbe però il sostegno dell'ex presidente Jiang Zemin, ancora molto influente. Li Keqiang è invece il candidato a succedere al primo ministro Wen Jiabao.
Il Plenum inoltre ha varato il nuovo piano economico e Pechino avrebbe già stanziato oltre 40 miliardi di euro. Ma stando alle indiscrezioni riportate dal South China Morning Post, sembra che il budget previsto nel dodicesimo piano quinquennale (2011-2015 sia molto più alto e che il governo cinese abbia addirittura raddoppiato i 4mila miliardi di yuan contenuti nel pacchetto stimoli adottato due anni fa per contenere la crisi. Due i punti focali del nuovo piano economico: le industrie e le regioni interne il cui sviluppo permetterà al Dragone di raggiungere quell'equilibrio economico - o crescita complessiva - di cui ha parlato il presidente, Hu Jintao: un equilibrio possibile solo attraverso lo sviluppo economico e sociale di tutto il Paese «affinchè tutti i cittadini, dai più ricchi ai più poveri, possano vivere una condizione di benessere».
Abbandonata la strategia della crescita indiscriminata, Pechino punta ora alla qualità riducendo il tasso di crescita, focalizzando l'attenzione sulle modifiche strutturali e, soprattutto, selezionando nove settori chiave: energie alternative, nuovi materiali, tecnologie informatiche, biologia e medicina, protezione ambientale, aerospaziale, navale, industrie avanzate e servizi Hi-tech, nei quali verrà iniettato il flusso di capitale. Secondo molti economisti, Pechino sta già pensando a un incremento di fondi destinati alla riforma sanitaria, all'istruzione e ai sussidi immobiliari da inserire nel piano quinquennale. Infatti se è ormai un fatto scontato che la Cina ricopre un ruolo fondamentale nello scacchiere mondiale, gli occhi della comunità internazionale non possono che essere puntati sul nuovo pacchetto stimoli che potrebbe rivoluzionare le carte in tavola. E mentre JP Morgan prevede un tasso di crescita pari all'8% nei prossimi 5 anni, il Fondo monetario internazionale è pronto a scommettere che il Dragone si trasformerà presto da un'economia basata sull'esportazione a una basata sulla domanda interna, una tesi condivisa anche da Goldman Sachs.

Liberazione 19/10/2010, pag 7

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