mercoledì 20 ottobre 2010

Tre milioni in piazza contro la riforma pensionistica di Sarkò

I lavoratori francesi bloccano il paese con gli studenti

«Sarko sei fottuto, i giovani sono in strada» con i lavoratori per lo sciopero generale più partecipato dell'era Sarkozy
«Sarko sei fottuto, i giovani sono in strada» con i lavoratori per lo sciopero generale più partecipato dell'era Sarkozy. Il messaggio per il presidente francese scandito ieri dai manifestanti nelle strade di Parigi e di tante altre città francesi è chiaro e forte: le generazioni stavolta combattono unite, per le pensioni di tutti.
Mentre in Italia gli allarmi dell'Inps sul futuro pensionistico dei giovani lavoratori precari vengono diffusi più discretamente possibile per preservare la pace sociale, i francesi a farsi tagliare le pensioni non ci stanno proprio. Ieri più di tre milioni di lavoratori e studenti uniti - 1,2 milioni per le forze dell'ordine - hanno occupato le strade e le piazze di numerose città francesi per protestare contro la "riforma" del sistema pensionistico fortissimamente voluta da Sarkozy. Si è trattato della manifestazione di protesta più partecipata da quando il leader di centrodestra dell'Ump è salito all'Eliseo.
La riforma, una pietra angolare del programma di governo del centrodestra, prevede l'innalzamento progressivo dell'età pensionabile per chi ha più di quaranta anni di contributi da 60 a 62 anni entro il 2018. In conseguenza di quel prolungamento della vita lavorativa, il limite minimo per prendere il 100% della pensione passerebbe dagli attuali 65 a 67 anni. I sostenitori della riforma continuano a dire che in questo modo, con il pacchetto di riforme Sarkozy, lo stato potrà risparmiare la bellezza di settanta miliardi di euro entro il 2030 - attualmente il deficit francese ammonta a circa l'8% del pil, ben al di sopra dei limiti imposti dall'Ue.
Per il leader del sindacato confederale Cfdt Chereque «questa è una delle ultime chances per fermare il governo». Ieri il paese era paralizzato. Undici delle 12 raffinerie erano ferme, e 56 navi container sono rimaste al largo del porto di Marsiglia in attesa che lo sciopero finisse. Molti ritardi e cancellazioni anche nei trasporti terrestri e aerei, con più di metà dei voli da e per Parigi cancellati nell'aeroporto Paris Orly e un terzo al Charles de Gaulle-Roissy. Solo Ryanair ha cancellato 250 voli sul territorio francese. Ieri un terzo dei treni ad alta velocità Tgv ha lasciato le banchine, e anche nel trasporto urbano le metro e gli autobus funzionavano solo a singiozzo.
Con i lavoratori sono scesi in piazza anche gli studenti, che ieri hanno tentato di chiudere gli accessi di più di quattrocento istituti sparsi per tutto il paese, ha detto il ministero dell'istruzione francese.
Ma i disagi non sono finiti con la giornata di mobilitazione nazionale di ieri, perché alcune confederazioni sindacali hanno deciso di protrarre lo sciopero nei giorni successivi. Oggi e anche domani per i ferrovieri dell'Sncf. «L'unico modo per far cambiare idea al governo è prolungare gli scioperi», ha detto ieri un tecnico aeronautico di nome Jacques a Bordeaux. La pensa così più del 60% dei francesi, almeno stando ai sondaggi della Csa. Secondo cui il 69% dei francesi ha appoggiato lo sciopero generale di ieri.
Nonostante questo ieri, mentre il serpentone della protesta si snodava intorno al parlamento, il premier Francois Fillon era impegnato in una difesa del testo di fronte alla camera. «Siamo determinati a portare avanti la riforma», ha detto. Un grave errore per la leader dei socialisti all'opposizione Martine Aubry, secondo cui questa legge è il simbolo «di tutte le ingiustizie e le diseguaglianze che caratterizzano la politica di questo governo e che i francesi trovano intollerabili».
Lunedì anche il senato francese aveva approvato definitivamente la legge di riforma, che era già passata lo scorso 15 settembre dall'Assemblea generale, la camera bassa del parlamento francese, con 329 voti a favore e 233 contrari, alla fine di una durissima sessione parlamentare, durata più di sessanta ore e risolta solo grazie all'intervento del presidente dell'Assemblea Accoyer, membro del partito di Sarkozy.
(m.al.)

Liberazione 13/10/2010, pag 6

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