mercoledì 21 luglio 2010

Istat: «Mai cosi tanto lavoro nero»

Ormai oltre il 17%

Dichiarazioni fasulle, costi gonfiati, lavoro in nero. L'economia sommersa cresce. Nel 2008, secondo le stime dell'Istat, il valore aggiunto prodotto nell'area del sommerso economico si è attestato tra un minimo di 255 e un massimo di 275 miliardi di euro, con un peso (in crescita per la prima volta in sette anni) tra il 16,3% e il 17,5% del Pil. La "forchetta", nel 2007, era invece compresa tra 246 e 266 miliardi (per un peso sul pil tra il 15,9% e il 17,2%). Tra il 2000 e il 2008 il dato aveva registrato invece una tendenziale flessione. La parte più rilevante del fenomeno riguarda la sottodichiarazione del fatturato e il rigonfiamento dei costi nel processo di produzione del reddito. A livello settoriale l'evasione fiscale e contributiva è più diffusa nei settori dell'agricoltura e dei servizi, ma è rilevante anche nell'industria. Se si considera la sola economia di mercato il sommerso nel 2008 rappresenta il 20,6% del Pil, contro il 17,5% calcolato per l'intera economia. Un capitolo importante è poi quello del lavoro nero: le unità di lavoro non regolari hanno ripreso a crescere e raggiunto - il dato è in questo caso relativo al 2009 - quota 2,966 milioni, pari al 12,2% dell'input di lavoro complessivo, contro i 2 milioni e 958 mila (11,9%) del 2008. Ed è proprio questo dato a preoccupare la Cgil che, trasformando le unità di lavoro in lavoratori in carne e ossa, quantifica in oltre 3,5 milioni il numero di persone in nero.

Liberazione 14/07/2010, pag 5

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