lunedì 12 luglio 2010

Solo l'Italia ignora i documenti sul traffico d'armi che uccise Ilaria

In una relazione Onu del 2003 il percorso delle armi polacche consegnate via Lettonia alla Somalia

Luigi Grimaldi
Nel 2003 il consiglio di sicurezza delle Nazione Unite ha licenziato un documento, rimasto "segreto" (ma solo in Italia) sino ad oggi: in questa investigazione sul traffico internazionale d'armi sono di fatto spiegati, prove alla mano, gran parte dei misteriosi moventi che avrebbero spinto all'omicidio dei due giornalisti della Rai Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, assassinati a Mogadiscio il 20 marzo 1994, ad una settimana dalle elezioni italiane. Un documento esplosivo che è stato completamente ignorato, benché pubblico nel resto del mondo, dalla commissione parlamentare di inchiesta che invece avrebbe dovuto riferire al Parlamento e agli italiani sia sul delitto di Mogadiscio che sui traffici di armi e materiali radioattivi con la Somalia. Il rapporto dell'Onu racconta la vicenda della nave "Nadia" e del suo utilizzo per il trasporto illegale di una partita d'armi, in parte con destinazione Croazia, in parte Somalia, con la complicità della Shifco. È un episodio di enorme rilevanza: «Il Consiglio di Sicurezza impose l'embargo delle armi sulla Somalia nel gennaio 1992. Meno di sei mesi dopo, Monzer Al Kassar avrebbe usato la sua abilità e le sue connessioni per minare l'embargo. In una serie di affari, Al Kassar e i suoi soci riuscirono a organizzare l'imbarco di armi e munizioni polacche verso Croazia e Somalia, entrambe sotto embargo delle Nazioni Unite (i complici polacchi di Al Kassar sono attualmente perseguiti per violazione dei controlli polacchi sull'esportazione delle armi.) (...) In queste vendite di armi alla Croazia e alla Somalia, il principale complice di Al Kassar fu Jerzy Dembrowski, allora direttore della Cenrex (secondo la commissione parlamentare di inchiesta sui servizi segreti polacchi del 2006, presieduta da Antoni Macierewicz, si tratta di un colonnello del Wsi, il servizio segreto militare, nda ), una ditta polacca di armi, che pare avesse incontrato per la prima volta Al Kassar quando questi era attaché commerciale a Beirut negli anni Ottanta.
Nello specifico, il primo di questi imbarchi di armi, destinato alla Croazia, era formalmente destinato allo Yemen. (...) Il secondo imbarco - questo indirizzato alla Somalia - non andò così liscio. (…) nel maggio 1992 il ministro della Difesa polacco donò equipaggiamenti militari assortiti al neonato esercito lettone, e in questo periodo Dembrowski incontrò Janis Dibrancs, allora capo dell'approvvigionamento delle forze armate lettoni (con sede a Riga, nda ). Dembrowski trovò un volenteroso cospiratore in Dibrancs. Per l'affare della Somalia, Dibrancs consentì a firmare il contratto che avrebbe permesso l'esportazione del carico (...) dalla Polonia, presumibilmente dichiarando un surplus di armi, che le Forze armate lettoni avrebbero ricevuto gratis (fonte Interpol).
Il 10 giugno del 1992, le autorità doganali polacche chiarirono che la motonave Nadia era partita con documentazione indicante che l'intero carico era destinato al Ministero lettone della difesa. C'erano due set di moduli tuttavia, uno per l'imbarco al Ministero della difesa lettone, e un altro per l'imbarco successivo. Il secondo set, con documenti della Repubblica popolare dello Yemen simili a quelli del primo imbarco indicanti che il carico delle armi era per lo Yemen, fu presentato da un impiegato della Cenrex a Dibrancs, all'arrivo in Lettonia. A bordo della nave, il cui capitano era Antonias Bostani, c'era anche Mohamed Moallim (uomo di fiducia di Ali Mahdi a Gibuti partito da Roma per Varsavia il 20 maggio 1992, nda ), che disse ad almeno un membro dell'equipaggio che egli era un ufficiale somalo il cui compito era di supervisionare il carico delle armi.
Il 14 giugno del 1992 la motonave Nadia attraccò a Liepaja, Lettonia, e scaricò 300 AK-47 e 250mila munizioni. In Lettonia Dibrancs firmò una ricevuta per l'intero carico, ma di fatto la nave Nadia ripartì con la maggior parte del carico ancora a bordo per un appuntamento fuori dalle coste della Somalia. Là Mohamed Moallim, l'ufficiale somalo, supervisionò il trasferimento del carico durante parecchie notti in un'altra nave, apparentemente da pesca e di proprietà della Shifco, e almeno una parte del carico fu consegnato ad Adale, Somalia».
Insomma la nave Nadia, battente bandiera dell'Honduras, è l'imbarcazione che è stata utilizzata per trasportare le armi di provenienza russa commercializzate dalla società polacca Cenrex, e consegnate ad Alì Mahdi tramite la Shifco, la compagnia su cui indagava Ilaria Alpi.
Ma c'è molto di più: per l'Onu quel carico di armi è stato commercializzato da Cenrex e Shifco nell'ambito di un colossale affare gestito da Monzer Al Kassar, il re dei trafficanti d'armi legato da interessi illegali al dittatore cileno Augusto Pinochet e al presidente argentino Menem, utilizzando il medesimo canale strutturato nei traffici dello scandalo Cia-Iran-Contras. Altrettanto curioso è il coinvolgimento della Lettonia: a Riga, la capitale, aveva infatti sede principale la Odm di Giorgio Comerio, il faccendiere italiano coinvolto nel famoso progetto dei penetratori per lo smaltimento in mare di scorie nucleari e nella cui abitazione italiana, nel corso di una perquisizione, venne trovato il certificato di morte di Ilaria Alpi. Quelle dell'Onu sono rivelazioni che non possono non essere state a conoscenza della diplomazia italiana e dei nostri servizi segreti militari che a quanto risulta ufficialmente si sono ben guardati dal riferirne alla commissione parlamentare di inchiesta Alpi Hrovatin presieduta da Carlo Taormina che sul tema ha sempre manifestato ben poca curiosità preferendo, contro ogni evidenza, la tesi dell'omicidio casuale. Perché? E perché tutte queste informazioni non risulta siano state fornite alla magistratura?
Perché se il documento Onu fosse stato acquisito e sviluppato si sarebbe scoperto che in Polonia, Lettonia e Svizzera (a Danzika, Ginevra e Riga) ci sono sentenze di condanna (le prime risalenti addirittura al 1996) per questi avvenimenti, o eventi connessi, con risultanze processuali devastanti per la Shifco, da cui emergono i rapporti della compagnia italosomala con Al Kassar e con la Cenrex e, per questo tramite, con la mafia siciliana, i sevizi segreti polacchi e non solo. Scavando appena sotto la montagna di sabbia accumulata scientificamente su questa incredibile vicenda si scopre qualcosa di sconvolgente, e assai più recente, in relazione allo scandalo delle cosiddette navi a perdere per lo smaltimento illegale di scorie nucleari. Se ne è infatti occupata anche una commissione parlamentare di inchiesta del parlamento brasiliano sulla sicurezza nucleare, le cui conclusioni, firmate dal deputato Edson Duarte nel 2006, hanno rivelato come la nave Nadia, partner nei traffici somalo croati di Al Kassar e della Shifco, fosse di proprietà di un armatore già coinvolto nello scandalo Iran Contras e in traffici con il Sudafrica dell'apartheid, attrezzata e utilizzata normalmente per il traffico di esplosivi e materiale nucleare: avrebbe trasportato in Brasile 205 tonnellate di yellow cake, sostanza radioattiva per l'alimentazione di reattori nucleari, e un carico di uranio arricchito allo stato gassoso. L'inchiesta di Duarte ha anche rivelato che, tecnicamente e dal punto di vista armatoriale, la nave Nadia è gemella di altre due navi utilizzate per gli stessi tipi di trasporti la Jens Munk e la Karin Cat, quest'ultima affondata il 18 febbraio 2003 nel canale di Sicilia a 246 miglia da Capo Passero, proveniente da Talamone, in provincia di Grosseto, con carico "ufficialmente" innocuo.

Le circostanze sono confermate da documenti dei servizi polacchi e di
una commissione parlamentare di inchiesta brasiliana. A metà giugno
1992 dalla motonave Nadia (bandiera honduregna, provenienza Polonia,
tappa il porto lettone di Liepaja) la fornitura fu trasbordata su una nave
apparentemente da pesca che la portò in Somalia. Questa nave era della
Shifco, la compagnia su cui indagò Ilaria Alpi, uccisa il 20 marzo 1994 a
Mogadiscio con Miran Hrovatin. Secondo l’Onu quel carico faceva parte
di un enorme affare gestito da Monzer Al Kassar, re dei trafficanti
d’armi, utilizzando lo stesso canale dello scandalo Cia-Iran-Contras.
E la nave Nadia trasportava abitualmente esplosivi e materiale nucleare

Liberazione 02/07/2010, pag 12

Nessun commento: