lunedì 12 luglio 2010

Via Stanca, arriva Sala. ma l'Expo 2015 resta un «pantano»

Gli scandali della Fiera Internazionale di Milano

Luciano Muhlbauer
Mentre leggete queste righe, il consiglio di amministrazione della società di gestione di Expo 2015 è riunito per nominare Giuseppe Sala, attuale city manager di Milano ed ex-dirigente Telecom e Pirelli, suo nuovo direttore generale. Tra due settimane arriverà anche la nomina al vero incarico, cioè ad amministratore delegato, in sostituzione del dimissionario Stanca, ma ora bisognava inventarsi in fretta qualcosa per tranquillizzare un sempre più irritato Bie (Bureau International des Expositions), che domani riceverà a Parigi la Moratti.
Si chiude così definitivamente l'ingloriosa era Stanca. Cosa sarà la nuova gestione è ancora tutto da scoprire, ma dall'altra parte non si è ancora capito cos'è stata quella vecchia, poiché si sa soltanto che Stanca prendeva il doppio stipendio, cioè quello da parlamentare e quello da amministratore delegato, e che già sei mesi fa la Expo 2015 Spa aveva speso 11 milioni di euro, pur non avendo fatto ancora assolutamente nulla.
Tuttavia, non ci interessa partecipare al tiro al bersaglio su Stanca, comodo capro espiatorio per un Consiglio d'amministrazione piuttosto popolato, essendo composto da rappresentanti del Ministero del Tesoro, della Regione Lombardia, della Provincia e del Comune di Milano e della Camera di Commercio. E poi, se vogliamo proprio cercare il pelo nell'uovo, se è vero che Stanca prendeva il doppio stipendio, è altrettanto vero che gli incarichi molteplici e i conflitti d'interesse sembrano quasi un requisito per poter entrare nel consiglio di amministrazione.
Un esempio? L'uomo di Bossi, il leghista doc Leonardo Carioni. Egli siede nel Consiglio d'amministrazione in rappresentanza del Ministero del Tesoro, ma contemporaneamente è anche Presidente della Provincia di Como, componente del Consiglio d'amministrazione di Autostrada Pedemontana Lombarda Spa e, soprattutto, Presidente di Sviluppo Sistema Fiera Spa, cioè il braccio operativo della Fondazione Fiera.
Insomma, le vicende del Consiglio d'amministrazione sono una perfetta metafora di tutta l'operazione Expo, iniziata come una marcia trionfale e trasformatasi in tempo zero in un B-movie all'italiana. A questo punto, cosa sarà l'Expo nessuno è in grado di dirlo e moltissimi milanesi hanno pure smesso di chiederselo, ormai rassegnati di fronte al quotidiano festival di litigi e polemiche, propinato dagli amministratori locali del centrodestra. Altro che nord virtuoso, l'immagine è piuttosto quella del caos che regna sovrano. Non a caso, dalle parti della Lega è suonato l'allarme, o per dirla con il viceministro Castelli: «Attenzione, qui è in gioco una partita ancora più ampia. La mia sensazione, suffragata da tanti episodi, è che se salta l'Expo, salta la credibilità della classe dirigente lombarda. Quindi, se salta l'Expo, salta grande fetta di credibilità della Lega».
Insomma, bisogna correre ai ripari, tamponare le falle, dare la sensazione di avere la situazione sotto controllo, non solo per tenere buono il Bie, visto che entro novembre deve dare il suo via libera definitivo, ma anche perché l'anno prossimo a Milano si vota.
Il primo passo è, appunto, ristabilire una parvenza di governance credibile. Ed ecco Sala al posto di Stanca. Il secondo passo, urgentissimo anche quello, è la soluzione della questione delle aree. Infatti, l'evento del 2015 deve sorgere su terreni per il 70% di proprietà della Fondazione Fiera e per il 30% del costruttore Cabassi. Ovviamente, si litiga anche su questo e Moratti non la pensa come Formigoni, e nemmeno Podestà, mentre la Lega ha un'altra idea ancora. Ma in questo momento sembra prevalere la soluzione Formigoni, che prevede l'acquisto delle aree da parte di una società pubblica, appositamente costituita da Regione, Provincia e Comune.
Una soluzione non priva di curiosità, peraltro, considerato che in questo caso una società pubblica, costituita dalla Regione, acquisterebbe con i soldi pubblici della Regione e a "congruo" prezzo i terreni di una Fondazione, il cui Presidente viene nominato dalla Regione. E senza dimenticare che nel Consiglio d'amministrazione di Expo 2015 Spa siede il Presidente di Sviluppo Sistema Fiera Spa, che è anche… eccetera.
Comunque sia, e tralasciando qui delle quisquilie come il conflitto di interessi e la trasparenza, una volta risolte, si fa per dire, le questioni della governance e delle aree, rimane ancora l'ultimo e più importante interrogativo. Cioè, chi paga, quanto paga e per che cosa paga?
Vi ricordate la riunione del Cipe di novembre scorso? Erano momenti di polemica feroce sull'Expo - tanto per cambiare - e il governo intervenne per rassicurare tutti. E così, il Cipe annunciò che i soldi c'erano tutti, sia per l'evento, che per le opere connesse. Ma c'era anche il trucco. Cioè, per far quadrare i conti sono stati conteggiati anche dei fondi che avrebbero dovuto stanziare gli enti locali, ma che questi non avevano e che oggi, a maggior ragione, non hanno. Nel frattempo, le lotte di potere nel centrodestra sono ricominciate come e più di prima e ora è arrivata anche la manovra del governo, con il suo articolo 54 e i suoi tagli a Regioni ed enti locali. E, intanto, il nostro interrogativo è sempre più orfano di risposte.
Per concludere, allo stato attuale le uniche cose concrete di Expo sono i litigi, qualche affaruccio immobiliare, un bel po' di conflitti di interesse, una poderosa spinta alla deregulation urbanistica (proprio in questi giorni è partita la pesante offensiva di Ligresti e Podestà per edificare nel Parco Sud di Milano) e qualche infrastrutture autostradale, mentre quelle veramente utili, come le linee metropolitane milanesi, sono a rischio tagli.
Insomma, l'Expo della classe dirigente lombarda, che è poi quella che comanda anche a Roma, assomiglia sempre di più a una gigantesca presa per i fondelli dei milanesi e dei lombardi. Ci vorrebbe, invece, il coraggio e la lungimiranza di procedere a una riconversione dell'evento, ispirandolo alla sobrietà e alla tutela dell'ambiente e, soprattutto, privilegiando l'investimento in opere di interesse comune, come il trasporto pubblico locale.

Liberazione 30/06/2010, pag 12

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